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13. L’uomo con la sigaretta in bocca

Ho ricevuto questa Polaroid da una trentaquattrenne che si firma Bruna. Insieme c’era un lungo contributo alla storia di Barri Kate del quale, post dopo post, stiamo tracciando un identikit sempre più nitido. Ma il contributo di Bruna non è solo questo. E’ soprattuto una bellissima storia d’amore tra una giovane donna e un uomo più grande di lei di 30 anni. Un uomo generoso e libero da pregiudizi, un uomo che ha segnato la vita di Bruna e le ha regalato, come mi scrive lei stessa nella mail, i dieci anni più belli della sua vita. Cosa c’entra Barri Kate? Ha fatto in modo che il ricordo che Bruna ha del suo innamorato fosse immortalato per sempre. Ecco la Polaroid che ritrae la bocca di un uomo, con la sigaretta appoggiata sulle labbra turgide di eccitazione. Quell’immagine, mi scrive Bruna, riesce a farla stare bene, riesce a farle sentire ancora il suo uomo vicino, riesce a farle sentire l’odore del suo orgasmo, e a bagnarsi come se lui fosse lì.
Sì, perché il compagno di Bruna non è c’è più. E’ morto. Ma le è rimasta la Polaroid, che Barri Kate gli aveva scattato qualche mese prima.
Ecco il contributo di Bruna.

“Quando ho letto che theNodes si stava occupando di Barri Kate sono rimasta sorpresa. Non avrei mai immaginato che la sua “Arte” venisse fuori. Sono stata felice, perché attraverso di lui, attraverso le sue opere stanno venendo fuori delle storie personali bellissime, intriganti, cariche di messaggi positivi, per qualcuno anche motivo di consolazione. Tutte storie legate dalla ricerca individuale di ciascuno di quel piacere spesso nascosto per vergogna, per pudore o semplicemente perché è più facile. Sono stata felice perché così la possibilità di raccontare la mia storia, la storia dei dieci anni più belli della mia vita. Una storia che non ho mai raccontato per vergogna, per pudore o semplicemente perché non era facile.

Barri Kate me lo ha presentato Ettore, docente di Letteratura all’Università. Era il mio prof del corso di Letteratura Erotica al secondo anno. Ero follemente innamorata di lui, come tutte le altre mie colleghe. Dovevo assolutamente attirare la sua attenzione. E un giorno, con l’incoscienza dei 22 anni, ci sono riusciti.
Presi una busta di carta e ci infilai dentro un mio paio di mutandine e un bigliettino con su scritto: «Come può ben vedere sono già tutta bagnata. Aspetto che inizi a parlare e comincerò a masturbarmi seduta su uno dei banchi di questa aula. Se vuole sapere se e in che modo avrà avuto l’orgasmo può chiamarmi subito dopo la lezione». E gli lascia il numero del mio primo cellulare.
Trovò il pacchettino sulla cattedra appena entrato in aula. Letto il messaggio, si portò alla bocca le mutandine chiuse nel pugno della mano. Poi le rimise nella busta che infilò nella borsa.
La lezione era su “Les Amies” di Paul Verlaine e mentre lui parlava cercando di individuarmi in mezzo al centinaio di giovani che affollavano la sua lezione io giocavo con la mia figa incurante se qualcuno avesse potuto vedermi. Esplosi di piacere quando recitò “Primavera” guardandomi negli occhi.

Tenera, la giovane donna fulva,
eccitata da tanta innocenza,
sussurra alla bionda giovinetta
queste parole, piano, dolcemente:
«Linfa che sale e fiore che sboccia,
la tua infanzia è una pergola:
lascia vagare le mie dita nel muschio
dove brilla il bocciolo di rosa,
lasciami bere nell’erba chiara
le gocce di rugiada
che bagnano il tenero fiore,
affinché, mia cara, il piacere
illumini la tua candida fronte
come l’alba il timido azzurro».

Subito dopo la lezione mi chiamò. Diventammo amanti. Lo siamo stati per dieci anni. Condividendo perversioni, partner diversi, esperienze e situazioni sempre più estreme. Come quella di immortalare il suo ultimo orgasmo.

Mi presentò Barri Kate a una festa in casa di un suo collega. Eravamo tutti mascherati e me lo presentò come un quotatissimo artista che ci avrebbe fatto un particolare ritratto. Mi piaceva l’idea, pur non sospettando nulla di ciò che vissi in quella “notte creativa” (così la chiamava). Una notte creativa iniziata con una cena organizzata nella nostra casa al mare e finita con il regalo della Polaroid.
Fu l’ultimo giorno che trascorremmo insieme. Facemmo una lunghissima passeggiata sulla spiaggia deserta e fredda di una domenica di gennaio. Ci stringevamo forte forte, asciugava le mie lacrime con i baci, mi consolava. Mi consolava come lo farebbe un amico, mi rassicurava come avrebbe fatto mio padre, mi raccontava quello che sarebbe successo dopo illudendomi che i tanti momenti belli che avevamo passato insieme, la foto, il ricordo di questa giornata avrebbero reso meno dolorosa la sua morte. Per entrambi. E infatti fu una morte dolce: Ettore mi lasciò sei mesi dopo il ricovero già programmato per la mattina successiva.
Barri Kate ci aveva salutato dopo aver lavorato sulla foto scattata e avercela consegnata: salì sulla automobile e non lo vidi più.
Ettore, non appena l’artista se ne andò, propose di fare una passeggiata sulla spiaggia e in riva al mare, abbracciandomi, confessò il suo segreto. Aveva scoperto da qualche settimana di avere un male incurabile: il giorno dopo l’avrebbero ricoverato per tentare un’ultima strada prima di darlo per spacciato. L’operazione non riuscì. Ettore morì mentre stringeva la mia mano sussurrandomi quello che in quel momento volevo sentirmi dire: «Ti ho amato più di qualsiasi altra persona al mondo. Grazie per questi anni che abbiamo passato insieme». Poi chiuse gli occhi e si addormentò per sempre.

Ebbene, quando ho bisogno di stare con lui riprendo la Polaroid di Barri Kate e ripercorro il nostro cammino insieme fino a quella “notte creativa”. Il resto: la notizia, la malattia, il dolore, la solitudine, sono diventati molto meno violenti e spesso anche il loro ricordo mi consola. Fanno parte dei nostri dieci anni insieme e lui ha trovato il modo per rendermeli meno pesanti possibile.
Condivido con voi la cosa più preziosa che mi è rimasta di lui.
So che per voi non è niente altro che una bocca, una bocca incorniciata da baffi e barba brizzolati con una sigaretta tra le labbra. Per me invece è molto, molto di più. E non solo perché so quello che ha fatto quella bocca prima di questo scatto, ma perché rappresenta l’essenza di un rapporto che Barri Kate ha saputo cogliere; il distillato dei nostri sentimenti, delle nostre sensazioni, del nostro piacere: una goccia del siero della felicità che mi inietto quando ne ho bisogno.
Grazie per avermi dato la possibilità di spiegare. Grazie a Barri Kate per la Polaroid. Grazie a Ettore per questo prezioso regalo.

Bruna