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16. Di corde, di sottomissione, di libertà

Come ha già anticipato Barri Kate, il collettivo theNodes ha ricevuto la Polaroid che pubblichiamo con la richiesta da parte di una lettrice che parlassimo ddi Bdsm, argomento ancora considerato da molti un tabù. In seguito ci manderà il racconto del suo particolare incontro con Barri Kate. La richiesta ci piace molto e la esaudiamo ben volentieri.

Il Bdsm è un modo di relazionarsi tra persone adulte e capaci di intendere e di volere che consensualmente mettono in pratica uno scambio di potere che produce un’eccitazione sessuale fisica e mentale, dove il piacere mentale è spesso una sensazione di liberazione. Lasciarsi legare, comandare, subire significa anche offrire la propria libertà, liberarsi anche da questa, dalla libertà stessa, concederla al proprio partner. Sottomettersi ad esso in uno scambio di reciproca fiducia significa lasciare la propria libertà, il proprio corpo, il proprio piacere nelle mani dell’altro. Per l’altro è un grande dono, è assumersi la responsabilità della vita di un’altra persona e di prendersene cura procurandogli piacere.

Bdsm, spiegano i siti specializzati, è la fusione di quattro acronimi. Bd, ovvero Bondage, è la pratica del legare, dell’immobilizzare con corde, altri oggetti, o semplicemente attraverso ordini il corpo del partner. L’antichissima arte della legatura nasce nell’antico Giappone e veniva utilizzata dai Samurai per assicurarsi che il prigioniero fosse immobilizzato in posizioni umilianti e di sottomissione. Spesso capitava che per assenza di metallo, i Samurai immobilizzassero i loro prigionieri anche con corde di juta. Con il passare del tempo è divenuta una pratica sessuale della fascia più elitaria, delle Geishe, che tra i loro vari tipi di intrattenimento (musicali, canori, poetici), iniziarono ad utilizzare tecniche di bondage con i loro clienti. In questa pratica, il maestro lega la Geisha immobilizzandola totalmente o solo in parte, lasciando sempre libero il collo. Gli strumenti più utilizzati sono corde di seta, di fibre di cotone, di canapa; in alternativa possono essere usati foulard, nastri e simili.

D, ovvero Disciplina, è l’insieme di regole che il dominante dà al sottomesso per regolare il loro rapporto, cioè la pratica dell’obbedienza. Attraverso la Disciplina il sottomesso assume atteggiamenti e comportamenti ritenuti adatti, attraverso un processo di punizione degli errori, e premio per i successi.

D/s, ovvero Domination/Submission, per molti è l’anima del Bdsm. Indica la cessione (volontaria, temporanea e revocabile) del potere decisionale di uno dei partner (sub) all’altro (dom). Gli anglofoni usano il termine Power exchange (scambio di potere) per definire questo processo.

S/m, ovvero Sadism/Masochism: al di là di tutte le varie implicazioni che questi termini di derivazione letteraria hanno avuto in ambito filosofico e psicologico questa dicotomia indica comunemente la ricerca del piacere attraverso il dolore, inferto (sadismo) o subìto (masochismo).

Non tutte le sfaccettature del Bdsm sono necessariamente presenti durante un rapporto, anche se il minimo comune denominatore è la consensualità. Non è obbligatorio il rapporto sessuale, perché spesso il piacere che si trae non proviene dalla penetrazione, ma colui che costringe il partner è eccitato nel sentire l’altro a sua completa disposizione ed il piacere del “costretto” proviene dall’essere in balia del suo “padrone”. Eppure sono molti coloro che discriminano le pratiche Bdsm perché considerate violente. Non è così: chi si sottomette lo fa per darsi piacere, per provare orgasmi. Definendo i limiti, decidendo i ruoli e le parole che servono per chiudere il gioco appena ci si rende conto che non ce la si fa più, tutti godono e tutti vengono rispettati. Questa è l’unico tipo di sottomissione che conosciamo ed accettiamo.