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17. Slave & mistress

Ecco il contributo che aspettavamo.

“Ci tenevo che prima del mio racconto apparisse sul sito qualcosa sul Bdsm. Ci tenevo perché non ne posso più di sentirmi giudicata solo perché mi eccita essere slave di qualcuno. Mi piace. Mi piace quando mi lega, quando abusa di me, quando mi ordina di fare qualcosa e poi mi gratifica con particolari regali. La mia mistress è una donna, una donna potente, più grande di me. Io sono la sua assistente sul lavoro e la sua schiava nelle notti che decide di concedermi.
E’ stata lei a farmi conoscere Barri Kate. Voleva un ritratto con la sua sottomessa e ha organizzato la serata.
Non ci sono stati molti convenevoli o preliminari.
La mia padrona mi ha spogliato e mentre l’artista preparava vino e cibi buoni da mangiare ha intrecciato lunghe corde rosse intorno al mio corpo. Ha assicurato le mie caviglie a dei ganci che spuntavano dal materasso sul quale mi aveva fatto sedere. Una mano me l’aveva legata dietro la testa così che il seno fosse ben a tiro. Sistemò infine le mie gambe larghe e piegate in modo che la figa fosse a disposizione dei suoi capricci, mentre mi ordinava di restare così con l’unica concessione di utilizzare la mano libera per toccarmi.
Lei e Barri Kate si sistemarono sul divano di fronte a consumare la cena, a bere, a fumare. Intanto parlavano di me e ogni tanto mi porgevano un boccone o del vino. La mia mistress raccontava di come io fossi una brava schiava, pronta a tutto pur di soddisfare le sue perversioni. Raccontava di come fosse facile per lei offrirmi ai suoi amanti, barattarmi sul posto di lavoro per una commissione speciale. Raccontò a Barri Kate quando un cliente firmò un contratto mentre io lo spompinavo nel suo studio, oppure quando una delle sue fidanzate volle sodomizzarmi davanti a tutti durante una festa di compleanno.
Raccontare queste cose la eccitava e a me eccitava sentirgliele dire.
Ogni tanto si rivolgeva a me e mi ordinava di giocare con il clitoride. Ogni tanto affondava le sue dita dalle lunghe unghie laccate di rosso nella mia figa, le bagnava nella mia eccitazione e se le portava alle labbra per succhiarle. Qualche volta le infilava nella bocca di Barri Kate facendogli assaporare i miei orgasmi multipli. Venivo mentre stavo lì davanti a loro con la figa ben spalancata e pronta a soddisfare le voglie di entrambi. La mia padrona mi aveva messo a disposizione dell’artista, che però sembrava più attratto da lei.
Sorseggiava il suo vino rosso e intanto giocava con i suoi capezzoli irti e scuri. Le tolse la camicetta e la fotografò così a petto nudo, la gonna arrotolata fin sopra la vita e le calze autoreggenti nere. Era molto bella e non dimostrava gli anni che effettivamente aveva. Era mia. La mia padrona.
Una padrona molto esigente. Mi penetrò con tutto quello che le venne sottomano: un dildo dalla dimensioni esagerate, un vibratore, delle palline, una candela, e perfino la bottiglia del vino appena finita.
Poi prese i miei capezzoli: li strizzò in due morsetti e ci fece cadere sopra della cera bollente. Ogni mio urlo di dolore era per lei fonte di piacere e continuò finché decise di lasciarmi così per occuparsi di Barri Kate ormai rimasto a torso nudo. I suoi capezzoli erano invitanti e la mia padrona chiuse anche loro nella morsa di due mollette. Il dolore dell’artista che si muoveva sul set dei suoi ritratti la eccitava. Così come la eccitava la mia gelosia per chiunque la distogliesse da me.
Cosa che a Barri Kate riusciva molto bene.
Mi dimenticò quasi, presa come era a mettersi in posa davanti alla sua macchina fotografica e a soddisfare le sue richieste artistiche. Come quella di farle indossare uno strap-on, ovvero uno slip con un fallo vaginale interno. Lo slip ha in realtà due falli, uno interno più piccolo che la mia padrona infilò nella sua figa ed uno esterno più grande che le serviva per giocare.
Assicurò che tutte e due le mie mani fosse legate, poi tenendomi ferma la testa mi scopò la bocca. Ovviamente il movimento del bacino faceva in modo che il fallo delle mutandine in lattex spingesse nella sua vagina. Non smise finché non venne. Ma non le bastava. Era insaziabile. Dopo aver aperto un altra bottiglia di vino, aver brindato con Barri Kate, mi mise carponi e mi prese da dietro. Con violenza penetrò la mia figa e il mio culo, alternando ritmi sincopati con ritmi lenti, morbidi, poi di nuovo affondi durante i quali ebbe non so quanti orgasmi. Barri Kate fotografava visibilmente ecciatato. I suoi capezzoli erano chiodi che puntavano verso di noi prese in un’orgia di sensazioni bellissime. Immaginai i suoi liquidi che colavano sulle sue gambe coperte da larghi pantaloni neri. La mia padrona urlava dal piacere, io godevo soffocando il piacere in gola.
Barri Kate ci regalò due Polaroid. La mia ve l’ho già mandata. La mia padrona chissà se vorrà farlo”.

Agostina