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18. Ipnose

Essere riusciti a tirare fuori da Bruna il racconto precedente, cara giornalista, mi ha stupito piacevolmente. Per questo vi voglio fare un regalo. Vi regalo una Polaroid della mia collezione privata. Sono fotografie realizzate con alcuni dei video registrati durante le mie “notti creative”. Degli “screenshot”, dei fotogrammi che rievocano nella mia mente fantastiche avventure condivise con alcuni dei modell@ delle più note Polaroid, o anche delle sperimentazioni e variazioni sul tema.

Questa ad esempio ha come protagonista una psicoterapeuta che ha accettato di testare su di me una teoria mai spermimentata.
L’ho conosciuta alla festa di un mio amico. Le non sapeva assolutamente chi fossi, non aveva mai sentito il nome di Barri Kate e io mi guardai bene dal dirglielo. Abbiamo parlato a lungo del suo lavoro, mi spiegava che praticava l’ipnosi regressiva con i suoi pazienti e che questo portava loro grandi benefici. Anche io qualche volta mi ero sottopost@ all’ipnosi regressiva con il mio psicoterapeuta, ma le spiegavo che l’esperienza di ricordare le altre mie vite mi aveva lasciato un senso di insoddisfazione perché sarei voluto andare più a fondo. Forse avrei voluto viverla realmente, nel momento stesso in cui la rievocavo. Avrei voluto sentire gli odori, avrei voluto toccare ed essere toccat@. Avrei voluto provare un orgasmo, invece di immaginarlo soltanto.
Lei mi diceva che non era questo lo scopo dell’ipnosi regressiva e io insistevo che con questo tipo di esperienza i risultati sarebbe stati ancora più positivi per i suoi pazienti. Proprio mentre parlavamo di questo una signorina ci interruppe per chiedermi un appuntamento. Fu allora che osai. La faccia tosta prese il sopravvento e chiesi alla dottoressa se voleva provare con me l’esperimento dell’ipnosi regressiva “completa”. In pratica le chiedevo se voleva accettare di guidarmi nel viaggio verso il mio giardino e poi verso una delle mie altre vite. Viaggio che avrei fatto con l’aiuto della signorina che mi chiedeva insistentemente da tempo una Polaroid. Lei, la dottoressa, si sarebbe limitata a condurre l’esperienza, a fare domande, ad osservare i miei comportamenti e le mie reazioni così da capire se l’ipnosi regressiva “completa” – così l’avevo ribattezzata – mi avesse dato dei benefici in più rispetto a quella “classica”.
Non ci fu bisogno di insistere tanto. Accettò. E ovviamente accettò anche la signorina Gioia.
Organizzai la seduta in un posto completamente asettico. A parte i miei attrezzi da lavoro, come nelle più banali scenografie c’era una chaise long dove mi sarei sdraiat@ io e una poltrona dove si sarebbe accomodata la dottoressa.
Fu una seduta di terapia a tutti gli effetti. Parlammo per una buona ora di me, di chi c’era dietro la maschera che portavo in mezzo alla gente, poi arrivò la nostra ospite ben felice di partecipare.
Mi bendai e diedi disposizione a Gioia di spogliarsi completamente nuda non appena la dottoressa le avesse fatto segno che io ero entrato in quello stato di trans necessario perché rivivessi quello che stavo raccontando.

La dottoressa sembrò scettica ma non di meno curiosa e eccitata da questa esperienza. Cominciò.

«Chiudi gli occhi. Fai alcuni respiri profondi. Immagina di poter buttare fuori la tensioni e lo stress dal tuo corpo. Immagina di poter inspirare l’energia meravigliosa che ti circonda. Lascia che ogni respiro ti porti sempre più profondamente in uno stupendo stato di rilassamento».
Non era la prima volta che sentivo quelle parole. Sdraiat@ sul lettino del mio analista almeno una volta a settimana avevo l’abitudine di fare quel viaggio spirituale unico e fantastico che aveva già riportato alla luce ricordi dell’infanzia, emozioni, ma anche vite precedenti realmente vissute o solo immaginate, che erano tornate a livello conscio. Mi ero vist@ bambin@, mi ero vist@ prostituta, mi ero vist@ monaca, mi ero vist@ cameriere in una locanda alla quale davo fuoco, mi ero vist@ impiccat@… Ora ero di nuovo pront@ a compiere un altro affascinante viaggio nel mio “sé” e rivivere una delle mie vite precedenti.
«Ora rilassa tutti i muscoli. Rilassa i muscoli del viso e delle mandibole. Lascia andare tutta la rigidità e tutta la tensione di questi muscoli…
Rilassa i muscoli del collo e delle spalle…
Rilassa le braccia…
Rilassa completamente i muscoli della schiena, sia della parte inferiore sia di quella inferiore… Lascia andare tutta la rigidità e tutta la tensione accumulate in questi muscoli.
Rilassa i muscoli dello stomaco e dell’addome, per permettere alla respirazione di essere regolare e profonda…
Fa che i rumori e le distrazioni esterne rendano ancora più profondo il tuo livello di rilassamento.
Immagina che la luce fluisca nel tuo corpo attraverso la sommità del capo. La luce illumina il cervello e il midollo spinale, guarendo questi tessuti e rendendo ancora più profondo il tuo livello di rilassamento…
Lascia che la luce scenda giù lungo tutto il corpo, come una bellissima onda che raggiunge ogni cellula, ogni fibra, ogni organo facendo scomparire dolori, ansie e malattie…
Rendi la luce molto intensa e potente ovunque il tuo corpo abbia bisogno di guarire…».
«E lascia che il resto della luce fluisca sino in fondo ai piedi, in modo tale che il tuo corpo ne venga riempito completamente…
Ora immagina e percepisci la luce mentre circonda completamente il corpo, come se tu fossi avvolt@ in un bozzolo o in un alone di luce che ti protegge, guarisce, e rende ancora più profondo il tuo livello di rilassamento…
Adesso conterò alla rovescia da dieci a uno. Lascia che ogni numero ti porti più profondamente nello stato di rilassamento».
«Dieci… nove… otto… sempre più profondamente a ogni numero.
Sette… sei… cinque… sempre più in pace e rilassat@…
Quattro… tre… così calm@ e rilassat@.
Due… ecco ci siamo quasi…
Uno… bene».
«In questo meraviglioso stato di pace e tranquillità immagina te stessa mentre scendi una bellissima scalinata … giù, giù… sempre più profondamente… giù, giù… ogni passo rende il tuo livello di rilassamento ancora più profondo…
In fondo alla scala, davanti a te c’è un bellissimo giardino… un giardino di pace, bellezza e sicurezza…
Entra nel giardino e trova un posto in cui riposare…
Il tuo corpo ancora colmo di luce continua a guarire e a rimettersi in salute. I livelli più profondi della tua mente possono aprirsi. Puoi ricordare ogni cosa. Puoi sperimentare i livelli del tuo io pluridimensionale. Tu sei immensamente più grande del tuo corpo o del tuo cervello».
«Se ti senti a disagio con qualche ricordo, sentimento o esperienza durante questa meditazione, fluttua semplicemente sulla scena e osservala a distanza, come se stessi guardando un film. Se sei ancora a disagio, puoi decidere di non procedere con la regressione semplicemente aprendo gli occhi. Tornerai al tuo stato normale, nel pieno possesso delle tue facoltà fisiche e mentali.
Se non sei a disagio resta con le immagini e con ciò che senti. Hai sempre il completo controllo della situazione».
«Fluttua sopra il tuo corpo nel giardino… e viaggia fino a un’isola meravigliosa e antica, circondata da acque blu e turchesi… questa è un’isola di guarigione…
Puoi camminare sulla spiaggia bellissima… senti il calore del sole… senti la lieve brezza.
Incastonati sul fondo del mare, a breve distanza dalla spiaggia ci sono alcuni cristalli grandi e potenti… sono cristalli di guarigione. I cristalli conferiscono un’energia di guarigione all’acqua…
Resta nell’acqua per quanto tempo vuoi, a lungo o per poco… Puoi sentire nell’acqua il pizzicore dell’energia che guarisce…
La tua pelle e il tuo corpo assorbono l’energia trasmessa dai cristalli all’acqua… Il sole ti asciuga e ti fa stare bene…».
Quindici secondi di silenzio assoluto.
«Ora immagina di avere davanti una porta. Quando decidi di entrare ti troverai in una stanza buia piena di specchi che riflettono la tua immagine… Guardati… Sentiti attratt@ da uno solo o da tanti di questi specchi e mentre conti da cinque a uno entra».

«Cinque… quattro… tre… entra nello specchio. Due… lo hai quasi attraversato. Uno… sei lì».
«Trova te stesso.
Dove sei?
Puoi spostarti dove vuoi.
Prenditi tutto il tempo che ti serve e trova le risposte.
Scopri cosa accade, cosa ti accade…
Puoi vedere tutto: passato, presente e futuro. Fai attenzione ai particolari.
Sarai in grado di ricordare tutto».

Varcai la soglia.

Sono in una stanza d’albergo. Il datario manuale d’ottone sulla scrivania segna il 29 dicembre 1949. Sono un uomo. Sarei completamente nudo se non fosse per l’asciugamano legato sui fianchi. Ho appena fatto la doccia e mi sto preparando. Mia moglie dovrebbe rientrare da un momento all’altro. E’ andata a fare spese in questa città, Parigi, che ci regalerà tra qualche ora un incontro tanto desiderato e atteso: quello con Simone de Beauvoir che presenta il suo ultimo libro “Le deuxième sex”.
Mi trastullo un po’ sul divano, tocco il mio cazzo, sorseggio un buon brandy trovato nell’angolo bar della suite, quando qualcuno bussa alla porta.

-Sono Christine, un amica di sua moglie. Avevamo un appuntamento.
– Ancora non è arrivata, ma può aspettarla qui.
-Grazie.

Faccio entrare l’elegante signorina, l’aiuto a togliersi il cappotto e le offro qualcosa da bere.
– Faccia come se fosse a casa sua. Io vado a mettermi addosso qualcosa.

Le indico il divano e mi accingo ad andare in camera da letto, ma lei mi afferra per un polso e si avvicina pericolosamente a me.
Sento il suo alito sulla faccia, sento i suoi capezzoli irti spingere sul mio petto nudo. Sento la sua lingua che si fa strada nella mia bocca.

La sento davvero perché la nostra ospite, nel mio studio mi sta baciando, mi sta toccando. Sento il profumo dei suoi capelli e della sua pelle. Sento che mi toglie l’asciugamano, mi denuda completamente prima di prendere il mio uccello per metterselo in gola.

– La conosci?
Mi fa la dottoressa.

– No. Ma adesso la mia preoccupazione è mia moglie. Che tornerà da un momento all’altro.

– Lasciati andare, non forzare gli eventi, non crearti problemi. Quello che succederà lo affronterai.

E allora spingo. Spingo il mio cazzo nella sua gola. Scopo la sua bocca tenendole ferma la testa. E intanto strizzo i suoi capezzoli sempre più appuntiti.

Solo quando si alza mi rendo conto che il suo cazzo è dritto, duro, eccitato.

Mi vedo e mi sento quando la inculo, mi vedo e mi sento quando la sbatto, mi vedo e mi sento quando stringo il suo cazzo nella mia mano. E intanto la bacio, la penetro con la lingua, la tocco, la violo nei suoi orifizi più profondi. Poi è il suo turno. Un servizietto completo: mi ha aperto e ha scopato il mio culo più o più volte.

Sto per venire quando mia moglie entra nella stanza e ci sorprende così. Io con una donna con un cazzo enorme che mi sta scopando.

Mia moglie non si scompone. Lascia i pacchetti che ha appena acquistato e si spoglia. Si siede su una poltrona e comincia a masturbarsi.

Mia moglie ha il volto della dottoressa. Glielo dico.

– Mi piacerebbe partecipare.
Fa lei timidamente.

Tolgo le bende che oscurano la mia vista. La nostra ospite Gioia continua ad incularmi. Invito mia moglie/la dottoressa a partecipare ai nostri giochi.

Con la mano le apro la figa, l’allargo, la preparo a quello che ho in mente di farle. E intanto Gioia continua a spingere, a godere nel mio ano.

Una volta aperta la voragine nella figa di mia moglie prendo il cazzo della sua amica e glielo spingo dentro.

– Era quello che volevi…
Dice Gioia alla dottoressa. Ma quelle parole le sento pronunciare anche durante la mia regressione: è Christine che le sussurra nell’orecchio di mia moglie.

Christine/Gioia e mia moglie/la dottoressa si scopano a vicenda in tutte le posizioni e in tutti i modi godendo del piacere dell’altra. Io, seduto in poltrona mi masturbo. Solo quando tutte e due hanno raggiunto l’orgasmo vengono da me e mi succhiano, mi esplorano, mi imbarazzano con i loro giochi perversi, mi regalano picchi di eccitazione che mai avevo provato.
Decidono che devono possedermi. Mi legano mani e piedi, mi fanno mettere in ginocchio e cominciano a usarmi per eccitarsi a vicenda, masturbarsi, godere con le mie dita, con la mia bocca, con i miei piedi, con il mio sesso.

Il sesso di Barri Kate e il cazzo del distinto signore dell’hotel de Paris che quella sera sarebbe andato alla presentazione del libro di Simone de Bevauir. Il cazzo entrato e uscito dalla figa della moglie che aveva il volto della dottoressa, era entrato e uscito dall’ano dell’amica trans della signora che agiva attraverso il meraviglioso corpo di Gioia, era entrato e uscito dalle loro bocche assetate.

Abusano di me. Violano i miei tabù. Mi spingono oltre, laddove non mi ero mai avventurat@. E io vengo, le inondo, mi libero.

«Conterò da dieci a uno e tu sarai sveglia e vigile, ritornerai nel pieno delle tue facoltà mentali, ti sentirai colma di un’energia bellissima, ti sentirai magnificamente. E ricorderai tutto».

Ecco la mia Polaroid, finora inedita anche alle protagoniste, immortala proprio questo momento, ma soprattutto racconta tutto questo.

BK