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7. La Polaroid e la storia del signor M.

Mi è arrivata una mail con una Polaroid di BarriKate. A mandarmela è un uomo che ha chiesto di restare anonimo. Una lunga mail dove mi racconta, e mi autorizza a pubblicare, il suo incontro con l’artista e come è nata l’opera. Lascio a chi legge ogni commento. I miei li rivolgerò direttamente a BarriKate nelle prossime domande che gli farò.

Eccola.

Questa è la prova che anche io ho conosciuto Barri Kate. La Polaroid risale a qualche mese fa e vorrei facesse parte del catalogo delle opere che lei sta realizzando. La autorizzo a pubblicare questa racconto e la foto purché il mio nome non sia reso noto.

Partiamo dall’inizio.
Avevo già sentito parlare di Barri Kate e quando l’ho incontrato in compagnia di una mia amica non ho potuto fare a meno di chiedergli delle Polaroid. Eravamo in un locale, di sera. C’era musica a tutto volume e la mia amica me lo presentò come l’artista che le aveva fatto il ritratto più bello del mondo. Quando stringendomi la mano mi disse il suo nome avevo ben chiaro di che genere di ritratto si trattasse.
«La Polaroid», esclamai.
«Ne faccio una anche a te», mi propose guardandomi negli occhi.

Non diede nessun peso alla finta scenata di gelosia della mia amica. Continuò a guardarmi negli occhi aspettando la mia risposta. Che fu un «perché no» del quale mi pentii nel momento stesso in cui pronuncia la frase.
Su un foglietto di carta scrisse un indirizzo del centro poi me lo diede fissando l’appuntamento per il sabato successivo.
«Tieniti libero fino all’ora di pranzo di domenica. Per fare un ritratto ci vogliono parecchie ore». Poi si alzò e si mise a ballare lasciando la mia amica e me al bancone del bar a finire i nostri drink.

Per tutta la settimana immaginai scuse su scuse per non presentarmi, ma anche volendo non potevo disdire l’appuntamento non avendo nessun suo recapito, né modo di contattarlo.

Puntuale come un orologio svizzero alle 20 del sabato mi presentai all’indirizzo che immaginavo fosse lo studio di Barri Kate. Mi sbagliavo, ma lo scoprii solo in seguito: quella era una casa di una famiglia in vacanza all’estero che l’artista aveva occupato per l’occasione.
Un appartamento molto bello e molto grande dove Barri Kate si muoveva come realmente fosse il proprietario.

Ci accomodammo in salotto.

«Posso offrirti un po’ di vino mentre ti spiego quello che succederà questa sera?», mi chiese.
Accettai volentieri. Con dell’alcool in corpo sarebbe stato più facile affrontare il discorso.

«So che le sue Polaroid vengono scattate quando il soggetto raggiunge l’orgasmo. Ebbene», dissi vergognandomi come non mai, «io non so se riiscirò a venire».

«Di questo non ti devi preoccupare. Quello di cui ho bisogno per fare un buon lavoro è che tu sia rilassato. Quando riguarderai le Polaroid che ti scatterà voglio che provi piacere, che il ricordo di questa serata sia fonte per te di benessere, di eccitazione e di liberazione. Liberazione da ogni pregiudizio, ogni morale, ogni preconcetto. Vedrai, sarà un’esperienza entusiasmante», mi disse riempendomi il bicchiere di un vino preso dalla preziosa cantina in vetro a temperatura controllata sistemata in cucina.

«Al nostro incontro», disse alzando il bicchiere.

Iniziò poi a dettare le regole di quella che lui chiamava la “serata della creatività”. Regole tutto sommato assolutamente condivisibili a cominciare da quella che mi vieta di raccontare alcune situazioni e a rivelare l’identità sessuale di Barri Kate.

Forse fu l’effetto dell’alcool, forse furono le immagini proiettate sul mega schermo che occupava la parete di fronte al divano, forse furono le sigarette che mi offrì. Fatto sta che cominciai a sentire il mio membro farsi duro, ad eccitarsi. Mi chiese di mettermi comodo, di comportarmi come se fossi a casa mia, di spogliarmi se mi andava. Aspettavamo visite. Me ne accorsi quando preparò la tavola per cinque.
Provai a ribellarmi, dissi che non ero stato avvisato di quell’incursione, che non se ne faceva niente.
«Puoi andartene quando vuoi. Ma sono sicuro che resterai e che non scorderai più questa serata».
Le sue ospiti erano tre escort, sì, tre prostitute.
Protestai tirando fuori tutta una serie di luoghi comuni sui quali mi fece ricredere punto su punto.

«Sono maggiorenni, consenzienti e soddisfatte del lavoro che fanno. Tu puoi dire altrettanto del tuo?». E ancora: «Non sono qui per sedurti e farti innamorare, sono state ingaggiate per farti eccitare così che io possa scattare foto e darti la tua Polaroid».

La conversazione a tavola con le tre signorine e l’artista fu decisamente sopra le mie aspettative: parlammo di politica, di sport, delle nostre vite e ovviamente di arte. Tutte e tre avevano posato per diversi artisti e ritenevano il loro mestiere il più bello del mondo:quanti possono dire di lavorare, guadagnare tanti soldi e divertirsi pure? Loro lo facevano e ne andavano orgogliose.

La serata si accese quando Barri Kate smorzò l’intensità della luce e due delle tre signorine cominciarono a ballare insieme, mentre l’altra si sistemava seduta vicino a me sul divano.
Barri Kate intanto armeggiava con le sue macchine fotografiche e una telecamera.

La mia compagna era la più giovane delle tre. Profumava di mashmellow e aveva dei seni piccoli e capezzoli enormi che spuntavano da sotto la maglietta attillata. Mi accorsi che erano scurissimi quando si tolse la maglietta per restare nuda al mio fianco.
Mentre le altre continuavano a ballare, a toccarsi, a baciarsi l’afferrai e succhiai quei dolcissimi bottoni che madre natura le aveva messo sulle mammelle. E mentre succhiavo sentivo il mio membro prigioniero dei pantaloni tendersi. Non ci fu bisogno di chiedere nulla. La signorina provvide a liberarlo davanti all’obiettivo dell’apparecchio di Barri Kate.
Mi sembrò enorme e pronto ad assaporare tutto quello che era stato messo a mia disposizione.

Non avevo mai fatto sesso con tre donne contemporaneamente. In realtà neanche con due. Erano attente a soddisfare ogni mio desiderio, non c’era neanche bisogno che chiedessi, sembrava che si lasciassero guidare dai miei pensieri mentre mi toccavano, mi baciavano, mi leccavano, si strusciavano su ogni centimetro del mio corpo producendo scariche elettriche che mi portavano in estasi. Le ho penetrate più volte in tutte le posizioni che mi venivano in mente, le ho viste bagnarsi, godere, soddisfarsi a vicenda. Poi mentre con le loro calde e morbide lingue penetravano il mio ano sono venuto. Sono venuto nella bocca di BarriKate mentre lui scattava foto.

La Polaroid allegata è la testimonianza che è tutto vero. Che quella serata l’ho vissuta realmente e vi assicuro che è stata la più eccitante della mia vita.
Il Signor M.

(puntata precedente) (continua)