polaroid

2. LookingforBarriKate La minaccia

Carla ce l’ha conservata nella tasca di cartone dell’agenda, all’ultima pagina. Clarissa l’ha fatta in mille pezzi. Flora è disperata perché non la trovava più. Martin l’ha chiusa nell’ultimo cassetto della scrivania in ufficio. Ogni tanto la ritira fuori e quando la segretaria è in pausa pranzo si masturba.
Giorgia invece l’ha incorniciata e ora fa bella mostra di sé appesa in soggiorno illuminata da un faretto. La sua polaroid firmata da Barri Kate ritrae una figa, la sua figa, ma l’inquadratura è talmente ravvicinata che sembra piuttosto uno di quegli anemoni che vivono negli abissi del mare. Il rosa delle grandi labbra è stato acceso e le fa sembrare due grandi petali che mal celavano il pistillo nero, che a ben vedere è un chiodo di gomma piantato nella vagina. E’ un’opera d’arte eccitante: quel misterioso fiore ti cattura, solletica l’immaginazione provocando contrazioni al basso ventre.

“Questo è il mio ritratto”, spiegava Giorgia ai suoi ospiti. Aveva organizzato una festa nella sua splendida casa da collezionista per presentare il suo ultimo acquisto. L’aveva sistemata tra un Picasso e un Warhol per la gioia del suo autore.
“Purtroppo non posso raccontare di più”, rispondeva a chi le chiedeva quando e dove fosse stata scattata. “Questa polaroid è un pegno del segreto che condivido con l’artista”, tagliava corto con un grande sospiro sostenendo che posare per lui era stata un’esperienza entusiasmante, la più incredibile della sua vita. Segreto che evidentemente anche altri suoi ospiti condividevano, visto che più di sosteneva di avere una polaroid firmata Barri Kate.

Da quella sera il ritratto di Giorgia è diventato la mia ossessione. Non tanto per quello che rappresenta, che pure mi piace e mi eccita molto, quanto piuttosto perché anche io ne volevo uno uguale. Anche io volevo essere immortalata da Barri Kate (che si diceva in giro fosse un gran figo). Anche io voglio entrare a far parte della schiera degli eletti che condividevano un segreto con lo sconosciuto artista che mi aveva contattata via mail l’anno scorso per lasciare sul mio blog alcune sue poesie e poi dopo qualche mese aveva interrotto ogni rapporto con me. Ignora le mie mail e nessuno ad eccezione di Giorgia ammetteva di conoscerlo.

Barri Kate non è su Facebook, né su Twitter, né su Instagram. Su nessun social, almeno con quel nome, aveva un account. Ho provato ugualmente a pubblicare un post e cinguettare sperando che qualche mio contatto lo conoscesse, facesse da tramite o me lo facesse incontrare. E’ stato così che Giorgia, un’amica di Fb, una collezionista d’arte contemporanea mi ha scritto in privato proponendosi di aiutarmi: lei lo conosce, le ha fatto appena fatto un particolare ritratto e lo aveva invitato, ma non era sicura che venisse, alla presentazione dell’opera a casa sua. Aveva organizzato una festa nel suo attico piene di capolavori e poteva essere l’occasione giusta se non per guardarlo negli occhi, almeno per conoscere i suoi lavori.

Quella sera non è venuto, ma il ritratto che aveva fatto per Giorgia mi ha stupito talmente che da quel momento non ho fatto altro che pensarci.

Con la scusa di un’intervista per parlare dei suoi ultimi lavori ho chiesto a Giorgia di mettermi in contatto con lui usando il mio nick nane di Facebook. Del resto lo conosceva il mio vero per via del blog e temevo che avrebbe respinto la richiesta sapendo chi fossi. Fui accontentata.

Mi sono presentata alla porta dello studio di Barri Kate con tutto un film in testa di come sarebbe andata. La realtà superò di gran lunga le aspettative.

– So che è una giornalista, quello che vedrà o le dirò è un segreto. Non la autorizzo a pubblicare niente che non sia stato concordato con me. Se accetta la proposta è la ben venuta nel mio atelier.

Barri Kate mi lasciò senza fiato. Per l’emozione soffocai il mio sì in petto e quello che si udì fu un sibilo alquanto imbarazzante.

Mi fece accomodare su un bellissimo divano senza schienale. Bellissimo e scomodo. Almeno se volevi stare seduta.  Barri Kate si sistemò su una poltrona davanti a me. Mi guardava e non parlava. Mi sentivo spogliare dai suoi occhi e la cosa non mi dispiaceva affatto. Anzi. Aspettò che fossi io a parlare.

– Non so come rivolgermi a lei.

– Può chiamarmi Barri. Ho 45 anni. Sono artista. Poeta, ma questo già lo sa. Non uso l’articolo nel deformi perché non è importante il mio genere sessuale.

– Sì, va bene. In realtà volevo sapere qualcosa in più sulle polaroid. Quanto costa farsi fare un ritratto da lei? Come li fa?

– Il ritratto non costa nulla. O meglio il modello o la modella non pagano con denaro, ma fanno qualcosa in cambio per me. Devono permettermi di filmarli mentre si preparano allo scatto della polaroid. Il video diventa di mia proprietà e successivamente viene utilizzato, manipolato, tagliato e reso irriconoscibile, per le opere che vendo nelle gallerie di mezzo mondo e che mi danno da campare. La polaroid o “ritratto” come lo chiama lei, resta nelle loro mani.

– E’ un ritratto molto intimo.

– Assolutamente sì. Lo scatto viene fatto al momento in cui il modello o la modella raggiunge l’orgasmo.

Non ci potevo credere. Barri Kate registrava i suoi “clienti” mentre si eccitavano, trasformava quei fotogrammi in opera d’arte e immortalava l’attimo più sublime nella attività sessuale dell’individuo. Il punto massimo di piacere veniva catturato dal suo occhio e reso eterno. Non avevo mai sentito parlare di niente del genere.

Era molto eccitante. Dal punto di vista professionale avevo trovato un personaggio da far conoscere ai miei lettori. Di Barri Kate non si conosceva quasi nulla. Anzi nulla. Non ci sono gallerie che pubblicizzano le sue opere, né lui fa alcunché perché il suo nome circoli.

– Vengo contattato dalle gallerie che vogliono acquistare i miei lavori e io se mi va glieli spedisco. Non amo andare ai vernissage, ma qualche volta ci vado, in incognito, per godermi le chiacchiere dei clienti, degli intellettuali, dei giornalisti davanti a fighe, cazzi, capezzoli, culi, bocche, desiderosi di sesso.

– E le piace?

– Molto. Spesso trovo anche i protagonisti dei futuri progetti.

– Le sue mostre non vengono pubblicizzate…

– Chi deve sapere, sa.

L’eccitazione professionale stava soccombendo a quella ormonale. Avrei fatto qualsiasi cosa purché mi accettasse nella schiera dei suoi modelli.

– Come sceglie i suoi soggetti?

– Se trovo qualcuna o qualcuno che mi ispira chiedo se è interessato. Altre volte sono loro stessi che si propongono. Per tutti vale la regola che le ho detto quando ci siamo stretti la mano: quello che faccio qua dentro è una cosa che non si può raccontare, a meno che non sia io a dirle di farlo.

– Come li fa raggiungere l’orgasmo?

– Come vogliono. Ho tutti gli strumenti necessari.

– E io come faccio se volessi un ritratto da lei?

– Provi a chiedermelo.

– Lo voglio.

Dissi le due parole guardando Barry Kate negli occhi profondi come abissi. Ogni battuta dell’intervista era stata pensata, sospirata, emessa con la complicità di neuroni impazziti dal piacere che coinvolgevano man man tutti gli altri organi. A cominciare da quelli del basso ventre. La figa aveva iniziato a inumidirsi al momento del primo contatto: la stretta di mano sull’ingresso dello studio. Poi aveva continuato a bagnarsi di quelle fotografie, di quei montaggi, dei ritagli attaccati sui muri, accatastati sul pavimento, ordinati sulla enorme scrivania. Le mutandine si erano impregnate di liquido denso e caldo mentre fissavo un film in bianco e nero mandato in loop da un proiettore su una parete. C’era il corpo di uomo nudo che si masturbava: erano inquadrate in maniera ravvicinata le mani e l’uccello. L’immagine era modificata in maniera tale che sembrasse una pellicola dei primi Novecento: a tratti velocizzata, a tratti rallentata e sfuocata. Polverosa e disturbata. Immaginavo che quel cazzo avesse eccitato Barri Kate mentre ce l’aveva davanti agli occhi, inquadrato alla macchina da presa di ultima generazione montata sul trespolo in quello che sarebbe potuto essere il set di quel girato che l’artista mi proponeva.

Dissi “lo voglio”, e l’orgasmo che avevo trattenuto fino a quel momento mi investì completamente.

Ritornai lucida e professionale quando squillò il telefonino di Barri Kate.

– Sì, accetto di farle il ritratto. Possiamo prendere un appuntamento per la settimana prossima. Ora mi deve scusare, ma devo consegnare alcune opere entro domani e vorrei mettermi al lavoro.

Inspiegabilmente sollevata mi congedai. Sapeva come trovarmi.

MESSAGGIO PER BARRI KATE
Dear Barri Kate, ho promesso che non avrei raccontato nulla di quello che ti ho visto fare. Avevamo un accordo e qualora tu non lo rispettassi verrebbe meno anche quello che riguarda il silenzio sul tuo lavoro e su te stesso. L’accordo prevede un’intervista in esclusiva e successivamente un catalogo delle tue opere. Ha accettato nel momento stesso in cui hai iniziato a farmi eccitare. Di questo tu ne sei ben consapevole.
Dal momento che sono diverse settimane che cerco inutilmente di mettermi in contatto con te, devo dedurre che l’accordo è venuto meno con tutte le conseguenze che comporta.
Aspetterò ancora qualche giorno, poi pubblicherò la recensione che ho scritto sul “ritratto” che mi hai fatto insieme alla “Polaroid n. 121314.
Saluti

(puntata precedente) (continua)

 

I nomi sono inventati e la storia è tutt’altro che inventata. Verosimile è il termine più esatto.